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LE FOPPE

L’area protetta “Le Foppe” di Cavenago, è il risultato del ripristino e valorizzazione ambientale di una zona di cava d’argilla in disuso (caratteristica comune un po’ a tutte le zone umide della zona). Si presenta come un laghetto di 12.000 mq circa, poco profondo (alcune decine di centimetri) che presenta un’isoletta boscata (in cui prevalgono il Salice bianco e il Pioppo nero) al centro. E’ alimentato non solo dall’acqua piovana ma, per alcuni mesi all’anno, dall’acqua del canale Villoresi (vedi approfondimenti su Gessate), che viene pompata verso nord grazie ad una condotta lunga circa 3 km.

Sul lato nord e su quello ovest ci sono delle fasce boscate, frutto di una piantumazione fatta circa vent’anni fa durante il ripristino complessivo dell’area. Infine, tra la fascia boscata ad ovest e lo specchio d’acqua, nonché nell’area d’ingresso, ci sono dei prati.

Un sentiero che accede all’area e gira tutto intorno ad laghetto è stato recentemente attrezzato con segnaletica particolare; è un percorso audioguidato, per cui è possibile nei vari punti la cui descrizione è stata registrata su audioguide (scaricabili dal sito internet del Parco o da richiedere su cd direttamente ai recapiti del Parco), in collaborazione con il Distretto Lions 108 IB.
Nell’area vige un particolare regolamento, per consentire di poter fare diverse attività nell’area all’area senza dimenticarsi però di disturbare troppo animali e piante che sono la caratteristica e il bello di questo ambiente. Per esempio nella parte orientale è vietata la pesca, consentita invece ai residenti in quella occidentale. I pesci che popolano le Foppe sono specie introdotte dall’uomo per essere pescate e sono spesso non originarie delle nostre zone. Tra queste, il Carassio dorato, il Persico trota e il Persico sole. Tali specie predano i girini di anfibi, la cui presenza è infatti assente o molto ridotta.

Alcune porzioni del laghetto (e anche di altre zone umide del Parco), specie ai bordi e nella parte orientale, sono occupate da erbe palustri quali la Cannuccia di palude (con infiorescenze che paiono pennacchi piumosi e brunastri, lunghi circa 40 cm), soprattutto, e dalla Mazza sorda (così chiamata perché una parte dell’infiorescenza ha forma di sigaro marrone, morbidissima). Insieme ad essi si può trovare il Giunco comune, la Salcerella comune, la Mazza d'oro comune e  talvolta il Giaggiolo acquatico.

Il lato est del laghetto ha una pendenza molto bassa, tanto che a seconda della quantità d’acqua, il “bagnasciuga” varia di parecchio. In questo punto si forma un particolare tipo di vegetazione, formato da piccole erbe annuali (cioè che vivono un solo anno ma producono tantissimi semi, cosicché l’anno dopo si trovano le stesse piante) palustri: la Graziella (specie inclusa nelle Lista Rossa regionale, cioè l’elenco di specie a rischio di estinzione dal territorio lombardo), il Giunco annuale, il Centauro elegante, la Canapicchia palusre e l’Erba di San Giovanni prostrata.

La varietà degli ambienti circostanti e la presenza del laghetto, sono fattori di attrazione per diversi animali, tra cui diversi uccelli acquatici. E’ facilissimo poter osservare germani reali e gallinelle d’acqua, ma frequentano saltuariamente l’area anche folaghe, l’Airone cinerino (che spesso fa spola con i laghetti recentemente realizzati all’interno della vicina ex-discarica di Cavenago), la Nitticora e il Tarabuso. Un capanno per il birdwatching (osservazione degli uccelli) è stato predisposto nella zona sudest dell’area; da lì, con un po’ di pazienza, è possibile osservare tra le canne di palude il piccolo Usignolo di fiume, dal canto squillante udibile anche di notte.

Infine qui, come in altre zone umide anche di modeste dimensioni, si possono trovare diverse specie di libellule; le più comuni sono la Libellula imperatore, la Libellula depressa (detta così perché relativamente tozza), il rosso Simpetro sanguineo, e il leggiadro Calotterige vergine .


Informazioni fornite dal P.A.N.E. - Parco Agricolo Nord Est. Parco Locale di Interesse Sovracomunale
 
Si ringrazia per le fotografie: Marco Monzani e Francesca Tonfoni (alternanza scuola-lavoro 2017) e Renata Testa
ultima modifica:  09/01/2018
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